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Città di Dalmine
Stagione teatrale 2003 - 2004
L'AVARO DI MOLIERE
Teatro Molière Roma
TEATRO CIVICO DI DALMINE - VIA KENNEDY 3
SABATO 3 APRILE 2004 - ore 21:00
Adattamento e Regia: Mario Scaccia
Scene: Andrea Bianchi
Costumi: Antonio Petrocelli
Musiche Originali: Fiorenzo Carpi
Personaggi e interpreti:
Arpagone Mario Scaccia Mastro Giacomo Massimo di Vincenzo
Cleante Fabrizio Coniglio Saetta Edoardo Sala
Elisa Antonella Piccolo Claudia Claudio Pennesi
Valerio Rosario Coppolino Fildavena Francesco Bianculli
Mariana Claudia Carlone Lamerluzza Felice Baroni
Sig. Anselmo Edoardo Sala Commissario Fabrizio Rendina
Frosina Anna Ciancia Assistente Claudio Pennesi
Mastro Simone Fabrizio Rendina
Una Compagnia di Comici (antichi o di oggi - non hanno né età né connotati - ma quella famiglia di girovaghi dinnanzi alle cui meraviglie s'incantò lo stupore dell'adolescente Molière, e dai quali trasse le mosse e tanto materiale per il suo teatro per nulla accademico) arriva su una piazza a recitarvi appunto la commedia dell'Avare. Poi i Comici, prima di salutare il pubblico, ne commentano la morale. Questa mia trasposizione è l'opera di un attore che s'illude di possedere una sensibilità ed un'esperienza di palcoscenico atte a poter ricreare nella propria lingua quella scioltezza e quelle coloriture indispensabili al gioco scenico non perdendo mai di vista che la preoccupazione prima di Molière fu quella di fare comunque spettacolo. E non per nulla ho inventato - a scanso di querele - l'espediente dei Comici che recitano la commedia, prendendo così vari piccioni con una fava: primo, quello di poter aumentare la vivacità del testo volendone fare spettacolo popolare, e l'altro, non meno importante, di trovare giustificazione legittima a qualche arditezza interpretativa e a qualche apparente tradimento. Inoltre mi era indispensabile rendere accettabili al pubblico di oggi situazioni e personaggi non altrimen-ti possibili se non in un dichiarato gioco di teatro nel teatro: vedi per tutti il Signor Anselmo. Lo stesso Arpagone andava rivisitato prima di riproporlo protagonista tragicomico al centro di una festa di teatro fatta di gags, di simmetrie e meccanizzazioni prese di peso dai giochi della Commedia dell'Arte e dagli equivoci del prototipo plautino di Aulularia. Evidentemente Molière scriveva per sé e per i suoi comici, ed è questo che io ho voluto rifare: riscrivere per me e la mia Compagnia. Ho riscritto la commedia rivivendola nella trasfigurazione registica che mi proponevo, adattando le battute per metterle in bocca agl'interpreti che avrei avuto a disposizione, nella preoccupazione massima di liberare quanto mi premeva salvare dal contesto seicentesco e dalla sua convenzione per restituirlo integro nell'essenza indatabile della sua sostanza e del suo gioco
scenico. Nell'interpretazione registica, che ha guidato, come dicevo, la mia trascrizione, c'è stato inoltre l'intento di approfittare di questo testo per celebrare l'attore, e non ho trovato di meglio che riportare Molière alle sue origini e alla sua autenticità di teatrante, vale a dire di chi colloquia con il pubblico. Tutto il resto è letteratura.
Il mio Arpagone
In questo mio Arpagone, dovrò recuperare e rappresentare tutta la
"terribilità" dell'avarizia non solo nella perversione dell'usura ma in tutte le altre manifestazioni di delittuosa aridità che da essa derivano o che essa determinano. Nella sua iniquità, Arpagone è sincero, e sincerissimo devo farlo perché appaia la sua perfezione d'infamia. E' sincero fino alla stravaganza, fino alla follia, ma che follia non è: è quella ragione dove il comico e il tragico non sono niente più che la doppia interpretazione di una sola realtà, quella in cui Molière sa cogliere i suoi ridicoli eroi.
Mario Scaccia
Prezzo intero: 13 Euro
Prezzo ridotto: 10,50 Euro
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